Il cuore accelera senza motivo. I pensieri corrono e non si fermano. Ti addormenti stanco e ti svegli già in allerta. Se ti riconosci in queste righe, quello che provi ha un nome: ansia. E no, non sei “esagerato” e non te lo stai inventando.
Nel mio studio incontro ogni settimana persone che hanno convissuto con l’ansia per mesi, a volte anni, prima di chiedere aiuto. Quasi tutte mi dicono la stessa cosa: “Pensavo fosse normale essere così”. La verità è che l’ansia è utile, ci protegge dai pericoli ma quando si accende troppo spesso, e senza un pericolo reale, smette di proteggerci e inizia a consumarci.
I 7 segnali da non ignorare
- Tensione muscolare costante, soprattutto a collo, spalle e mandibola
- Difficoltà ad addormentarti o risvegli notturni con la mente già in moto
- Preoccupazioni che saltano da un tema all’altro senza tregua
- Irritabilità e fatica a concentrarti anche nelle cose semplici
- Sintomi fisici ricorrenti: tachicardia, nodo allo stomaco, respiro corto
- Evitamento: rinunci a situazioni che prima affrontavi serenamente
- La sensazione, sottile ma continua, che stia per succedere qualcosa di brutto
Nessuno di questi segnali, da solo, è una diagnosi. Ma se ne riconosci tre o più, e durano da settimane, il tuo corpo ti sta chiedendo di ascoltarlo.
Perché l’ansia non passa “con la forza di volontà”
L’ansia si mantiene attraverso circoli viziosi ben conosciuti dalla psicologia: più eviti ciò che temi, più il cervello impara che era davvero pericoloso; più combatti i pensieri, più diventano insistenti. È per questo che i consigli come “non pensarci” o “rilassati” non funzionano: non è questione di volontà, ma di meccanismi che possono essere interrotti in modo efficace.

Un esercizio da provare oggi
Quando senti salire l’ansia, prova la respirazione 4-6: inspira contando fino a 4, espira lentamente contando fino a 6. Ripeti per due minuti. Allungare l’espirazione attiva il sistema nervoso parasimpatico, quello che fisiologicamente calma il corpo. Non risolve l’ansia, ma ti restituisce il controllo nel momento acuto ed è già un primo passo.
Quando chiedere aiuto
Se l’ansia condiziona le tue scelte, il sonno, il lavoro o le relazioni, un percorso psicologico può fare la differenza. Le tecniche cognitivo-comportamentali e la mindfulness, che integro nel mio lavoro, sono tra gli strumenti più studiati ed efficaci per interrompere i circoli dell’ansia: non tra sei mesi, ma a partire dalle prime settimane di lavoro insieme.
Chiedere aiuto non è il segno che l’ansia ha vinto. È il primo momento in cui smetti di affrontarla da solo.
Il primo colloquio è uno spazio senza impegno per raccontarmi cosa stai vivendo e capire insieme il percorso più adatto a te.
Dott.ssa Veronica Devoto — Psicologa Clinica, iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio (n. 29559). Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione professionale.

